
Che cosa puo’ cambiare il Commercio Equo e Solidale ?
Il caffè di una cooperativa al Peru
Negli anni sessanta, la prima riforma agraria del governo peruviano ha abolito il sistema delle haciendas e ha permesso ai piccoli produttori che avevano sempre lavorato per il conto dei duenos (proprietari rurali) di accedere alla proprietà. I nuovi proprietari, dovendosi occupare della commercializzazione del caffè, sono finiti sotto il controllo dei grossisti locali, che approfittando della loro mancanza di informazioni, pagano pochissimo la merce. Percio’, benchè siano ormai padroni delle loro terre, le condizioni di vita dei contadini non migliorano. Per affrontare questo problema, alcuni decisero di unirsi formando il COCLA.
All’inizio, l’obiettivo di questa centrale di sette cooperative andava dalla raccolta del caffè alla sua commercializzazione. Poi, il suo campo d’azione si è allargato (per esempio, con il negoziato con le casse di risparmio per ottenere il finanziamento delle raccolte con tassi d’interesse bassi, con la formazione tecnica dei produttori, con la partecipazione alla creazione di un organismo di microcredito, ecc). Oggi, COCLA lavora al servizio di 7.500 produttori appartenenti a 26 cooperative della provincia. Se guardiamo con un punto di vista esterno, COCLA è un’impresa che funziona bene. In pratica, per riprendere le parole del gestore principale della produzione, Raul Del Aguila, COCLA permette soltanto di “sopravvivere meglio” ai suoi membri. Non è solo smaltendo tutta la produzione di caffè che COCLA permette questa soppravvivenza, ma è cercando continuamente nuovi sbocchi per quello che i produttori hanno da offrire. Per esempio, i tecnici di COCLA hanno elaborato una formula di alimenti per animali derivante da materie prime comprate dai membri della cooperativa (granturco, semi di mango...).
Infatti, attualmente, il mercato del caffè da solo non permette ai produttori di vivere bene. Nel 2003, il prezzo quotato in borsa di un quintale di caffè era circa di 60 dollari, invece il costo per il produttore era di 84 dollari e di 99 dollari per la cooperativa includendo le spese logistiche e di commercializzazione. L’esportazione del caffè è tuttavia la più grossa attività di COCLA. In questa prospettiva, con il prezzo di acquisto di 128 dollari, il commercio Equo è una vera e propria alternativa. I prezzi di produzione sono coperti ma in più, c’è il contributo al finanziamento di progetti sociali e ambientali. COCLA ha cominciato a commercializzare un po’ di caffè attraverso il CES all’inizio degli anni novanta; nel 2003, questo caffè rappresentava il 15% del fatturato di COCLA.
Del resto, il Commercio Equo e Solidale ha un impatto che non puo’ essere quantificato soltanto economicamente, perchè influisce anche e soprattutto sulle condizioni sociali dei dei produttori che di conseguenza sono sempre più motivati a migliorare la qualità del loro caffè. Infatti il numero di produttori iscritti ai corsi di formazione sulle tecniche agricole è sempre in aumento e nei laboratori di Lima vengono studiati e selezionati campioni per le produzioni destinate al CES.
Quando COCLA potrà vendere il 50% della sua produzione ad un prezzo equo? Tutto dipende dai consumatori... la crescità attuale del consumo dei prodotti del CES nei nostri paesi fa ben sperare. Ma le cooperative dovranno anche sviluppare i loro circuiti di distribuzione sfruttando le opportunità locali e diversificando la loro produzione non basandosi soltanto sulla monocoltura che li rende deboli economicamente e anche socialmente. Con l’esportazione di caffè pagato ad un prezzo equo e la coltivazione di prodotti destinati all’auto consumo, si potrà sperare in una crescità sempre più consistente del mercato locale. Il commercio equo non diventerà forse la forma di commercio dominante ma appare come una buona soluzione.
