
Il CES afferma che lo scopo del commercio sta nel rendere un servizio reciproco e paritario tra il produttore e il consumatore: il produttore deve garantire al consumatore prodotti sicuri ottenuti nel rispetto delle persone, dell’ambiente e della sostenibilità; il consumatore deve garantire al produttore prezzi equi.
L’equità non è un concetto assoluto. Francesco Gesualdi, nel suo Manuale per un consumo responsabile, sottolinea che il prezzo è equo quando assolve tre funzioni: copre i costi di produzione, garantisce al produttore e alla sua famiglia il soddisfacimento dei bisogni fondamentali e lascia un margine di profitto per migliorare l’attività produttiva. I prezzi dei prodotti del Commercio Equo e Solidale non sono imposti unilateralmente ma vengono fissati di comune accordo fra le cooperative di esportazione e quelle di importazione a partire da considerazioni economiche, sociali e commerciali; quindi il prezzo è concordato direttamente con i produttori, tenendo conto dei costi di produzione, dei diritti dei lavoratori, dell’impiego di tecnologie appropriate e del rispetto dell’ambiente.
Un altro punto fondamentale del Commercio Equo è il prefinanziamento, cioè il pagamento in anticipo di una parte dei prodotti poichè uno dei pericoli più frequenti per i piccoli contadini è di finire nella rete dell’usura. Fra un raccolto e l’altro, molto spesso, i contadini esauriscono i loro soldi e poichè non riescono ad ottenere prestiti in banca, sono costretti a chiedere un prestito agli usurai che di solito sono i grandi proprietari terrieri. Essi applicano interessi del 40, del 50 e anche del 70%. La conseguenza è la perdita progressiva di terre da parte dei piccoli contadini a favore dei grandi proprietari terrieri; un caso che illustra bene questa situazione è il Brasile dove il 2% dei proprietari controlla il 60% delle terre. Gli operatori del Commercio Equo pagano anticipatamente al produttore il 50% del prezzo pattuito per il raccolto rischiando, in caso di epidemie o cattive condizioni climatiche, di perdere sia la merce sia i soldi.

Essenziale per il Commercio Equo e Solidale è anche il prezzo trasparente che permette ai consumatori di conoscere come vengono ripartiti i guadagni nelle filiera commerciale del CES. Questa è più corta rispetto a quella del commercio tradizionale: la cooperativa nel Sud del mondo, le centrali d’importazione nel Nord del mondo e le Botteghe del Mondo dove vengono venduti al dettaglio i prodotti.
Anche se lo scopo principale del CES è di garantire ai contadini prezzi dignitosi, contemporaneamente vengono raggiunti anche altri obiettivi importanti come ad esempio il rafforzamento delle cooperative di produzione e delle strutture sociali: progetti di scolarizzazione per lottare contro l’analfabetismo, progetti di creazione o miglioramento delle strutture sanitarie, progetti per la diminuzione della mortalità infantile, garantire un margine di guadagno che possa essere reinvestito in progetti di sviluppo. Un altro grave danno provocato dal sistema commerciale tradizionale è quello ambientale. Il CES si preoccupa di tenere conto anche di questo, sottolineando che l’unico sviluppo umano possibile è quello che è in grado di tenere insieme sviluppo economico, sociale e rispetto dell’ambiente. I prodotti del CES provengono quasi tutti da coltivazione biologica infatti sulle confezioni si ha quasi sempre il marchio Bio. Inoltre i produttori del Commercio Equo non fanno uso di monocolture, devastanti per la terra, che viene impoverita giorno dopo giorno, ma anche per chi su quelle terre ci vive. Le monocolture rendono le popolazioni del Sud del mondo dipendenti dal Nord perchè esportando prodotti coloniali (caffè, cacao, tè) a basso prezzo sono costrette, di conseguenza, ad importare dal Nord beni di prima necessità a prezzi elevati. Devono sottostare a questi scambi poichè coltivando soltanto prodotti per l’esportazione non riescono a rendersi indipendenti innescando un auto sviluppo.
Il Commercio Equo e Solidale, nella sua carta dei criteri fondamentali, sottolinea che una parte delle terre deve essere coltivata con prodotti per l’auto sussistenza e soltando una piccola parte con i prodotti da esportazione. Questo meccanismo diventa possibile perchè i contadini essendo pagati un prezzo equo per quello che esportano, possono permettersi di coltivare quantitativi minori di prodotti da esportazione e investire di più su quelli per auto consumo. Ecco che il Commercio Equo riesce a migliorare le condizioni di vita della gente, permettendo loro di diventare un po’ più indipendenti. I poveri del Sud vanno aiutati ad uscire dalla miseria non con la carità ma con il commercio, perché la carità instaura un rapporto di suddittanza mentre il commercio si basa su un rapporto di parità.