Granello di senapa
SE VUOI DARE UNA MANO MA NON SAI COME FARE... VIENI A "TROVARE" IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

Io faccio la spesa giusta

Per molto tempo si è creduto che lo sviluppo fosse da paragonare ad una torta che cresce indefinitamente, secondo questo semplice principio: tutti possono gradualmente averne una fetta più grande, senza che nessuno sacrifichi niente. Tale idea potrebbe funzionare se lo sviluppo fosse davvero senza fine, se, cioè, lo sviluppo potesse continuare senza limiti. Ma siccome lo sviluppo ha dei limiti molto concreti, la conseguenza è che il livello di benessere non puo essere lo stesso per tutta la gente nel mondo. Se tutti i popoli del mondo aspirassero ad avere lo standard di vita di noi occidentali, avremmo bisogno di sei pianeti che facessero da miniera e da discarica; cioè un’egualianza di questo tipo è impossibile.
Esiste una classe mondiale di consumatori che gode di un benessere strutturalmente oligarchico: questa classe è composta da un miliardo e duecento milioni di persone, su sei miliardi di cittadini nel mondo. Di fatto questa piccola porzione di umanità è la sola ad avere la possibilità di comprarsi una macchina o di acquistare beni superflui. I restanti quattro miliardi e ottocento milioni di persone non hanno accesso al circuito del mercato dell’economia globale.

Francesco Gesualdi, coordinatore e responsabile del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Pisa, ha studiato e poi descritto nei suoi libri i meccanismi di impoverimento del Sud del mondo. Un esempio della logica dell’ attuale sistema economico ce lo fornisce il meccanismo dell’espropriazione: i piccoli contadini nei paesi del Sud sono costretti a vendere le proprie terre ai grossi proprietari o alle multinazionali, per coltivare prodotti destinati ad essere venduti esclusivamente ai consumatori del Nord.
Le multinazionali attualmente dominano il mercato mondiale, e hanno il potere, per esempio attraverso speculazioni in borsa, di modificare a seconda delle loro esigenze, il prezzo delle materie prime, come caffè o cacao. Gesualdi sottolinea:“Le multinazionali spadroneggiano non solo in ambito economico e produttivo ma anche in quello politico e sociale, condizionando qualsiasi tipo di scelta commerciale, ambientale, culturale. Secondo la stima fatta dall’ONU, sono circa 40.000 ma quelle che contano davvero si stima siano 500. Esse detengono circa il 25% di tutto il prodotto lordo mondiale e si stima che il 60% di tutti i rapporti commerciali avvengano all’interno delle stesse filiali delle multinazionali.”.

Il sistema economico internazionale attuale non fa che aumentare il divario tra il Nord e il Sud del mondo. La settimana della spesa giusta è un invito a riflettere sull’idea che acquistando tutti i giorni i prodotti di queste multinazionali, diventiamo loro complici, anche se non ce ne rendiamo conto.
Possiamo parlare di “virus del consumo” o di “consumismo sfrenato” del Nord del mondo, ma sopratutto bisogna capire che siamo responsabili della disparità tra i paesi del Nord e del Sud perchè l’acquisto è un momento estremamente importante perchè è il momento in cui il sistema produttivo giustifica la sua esistenza.
Il Commercio Equo e Solidale e il tema del consumo responsabile offrono un’alternativa, perchè come dice Padre Alex Zanottelli, chi va al supermercato “esprime un voto per ogni prodotto che sceglie e segnala alle imprese i comportamenti che approva e quelli che condanna [...] L’aquisto puo’ trasformarsi in un sostegno alle forme produttive corrette o in un ostacolo alle altre”. Possiamo dire che il nostro consumo sia un fatto che riguarda tutta l’umanità perchè le nostre abitudini sono le stesse di milioni di consumatori. Tutti possiamo fare un gesto che è alla nostra portata... e insieme spingere le imprese ad adottare una logica diversa, quella dell’etica.

L’esperienza del Commercio Equo e Solidale ha una prospettiva semplice, in realtà possiamo dire che sia un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economia, sviluppo sostenibile, rispetto per le personne e l’ambiente. Il CES si presenta come una relazione paritaria fra i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, Botteghe del Mondo, importatori e consumatori. Attraverso un gesto semplice, i consumatori del Nord possono offrire ai produttori nuove opportunità, sottraendoli alle maglie dello sfruttamento, e garantire loro un salario sufficiente, il rispetto dei diritti, un margine da investire in progetti sociali e di autosviluppo. Consumare criticamente vuole dire essere attenti all’impresa che ha prodotto quello che siamo comprando.
La descrizione del Commercio Equo e Solidale è molto chiara: il CES è una forma di scambio basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, il cui obiettivo è una maggiore giustizia nei rapporti economici internazionali, e contribuisce ad uno sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni di scambio ed assicurando i diritti dei produttori e dei lavoratori svantaggiati...

Percio dobbiamo tutti renderci conto che possiamo essere protagonisti attivi e che le disparità del mondo attuale non sono senza soluzioni. C’è sempre qualcosa che si puo’ fare, e la prima cosa è domandarci se siamo consci delle conseguenze delle nostre abitudini... 

 

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