
Il turismo è la prima industria mondiale e rappresenta per tanti paesi, tra gli altri quelli in via di sviluppo, una vera e propria manna per l’economia nazionale. In realtà, si deve notare che la redistribuzione delle ricchezze non è condivisa dall’insieme della popolazione nei paesi turistici in via di sviluppo: i principali beneficiari sono gli albergatori, le guide, i commercianti, cioè una piccola minoranza che detiene i diritti del settore.
Bisogna anche aggiungere degli effetti negativi:
Sul piano del lavoro
L’introduzione del turismo nei paesi in via di sviluppo è un fenomeno recente che pone alcuni problemi. Lo sviluppo spettacolare del turismo nelle regioni lontane mette in evidenza la concorrenza tra i settori economici tradizionali, il più delle volte in difficoltà, e l’arrivo del settore d’economia di mercato con un forte valore aggiunto: il turismo. Dal punto di vista economico, i lavori legati al turismo entrano in concorrenza con le attività tradizionali, come per esempio l’agro-pastoralismo o la pesca. In effetti, il fascino del turismo per la popolazione locale è importante: immagine attraente, fatica minore che rispetto alle attività tradizionali, redditi che possono essere superiori alla media. In un contesto di disoccupazione elevato, ne derivano conseguenze problematiche: precarietà dei lavori, assenza di contratti di lavoro, assenza di considerazione dai datori di lavoro, stato di servitù verso i turisti o le aziende.
Sul piano socioculturale
Senza parlare delle considerazioni legate al lavoro, l’introduzione del turismo ha la tendenza ad accentuare le disparità sociali in seno alla popolazione. Questa situazione ha come conseguenza alcune situazioni d’incomprensione, di conflitto e di concorrenza che tendono a rimettere in causa i valori tradizionali della popolazione locale. Il fascino del turismo pone il problema della sua integrazione sociale nell’insieme dei settori tradizionali sottomessi generalmente a diversi problemi di ristrutturazione. Al di fuori degli effetti della concorrenza tra il turismo e i settori tradizionali, c’è anche il confronto tra i due mondi con diverse differenze: livello e modo di vita, credenze e comportamenti…
L’immagine spesso mitica di alcune regioni isolate, curate e vendute dai professionisti del turismo è il più delle volte riduttiva rispetto alla realtà, con una dissimulazione sistematica dei problemi sociali. Il cliente-turista non è informato perchè gli si presenta queste destinazioni come felici e si comporta con arroganza: questo stato d’animo si tradusce in una mancanza di rispetto. Gli esempi i più correnti sono il fare delle foto di autoctoni senza la loro approvazione, la distribuzione di caramelle o di penne che, anche se parte da buone intenzioni, incoraggia la mendicità dei giovani, l’uso di abbigliamento che può offendere, l’ignorare delle regole di base della buona educazione. Ci sono anche diversi problemi che sono spesso messi in rilievo nei mass media: lo sviluppo della prostituzione e della pedofilia vicino ai complessi turistici, la mendicità concentrata nelle zone turistiche.
Sul piano ambientale
Al di fuori delle numerose costruzioni d’infrastrutture turistiche in alcune zone considerate come sensibili (litorale, montagne) si pongono alcuni problemi locali supplementari d’inquinamento legati all’attività turistica: i più comuni sono lo sviluppo di discariche salvaggie, il consumo eccessivo di acqua negli alberghi, l’assenza di trattamento delle acque consumate. La presa di coscienza degli attori locali del turismo responsabile riguardo alla protezione dell’ambiente rimane generalmente inesistente a causa dell’assenza nel paese di una politica globale per la salvaguardia degli ambienti naturali.